La favola di Amore e Psiche incanta la Reggia di Monza

Amore e Psiche

La mostra Amore e Psiche. La favola dell’anima, precedentemente allestita a Torino e a Mantova, il 24 gennaio ha trovato naturale collocazione presso le sale della Reggia di Monza e sarà visitabile fino al 4 maggio. Curato da Elena Fontanella, il progetto  fondazione DNArt, in collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e con Expo Milano 2015, intende rivalutare il patrimonio artistico italiano sfruttando anche le potenzialità storico-culturali delle strutture ospitanti la mostra.

Un gioiellino raro inserito in un contesto altrettanto suggestivo. Il percorso, infatti, si snoda all’interno delle sale neoclassiche del Serrone della Villa Reale e si conclude nella deliziosa Rotonda dell’Appiani, i cui affreschi del 1791 dedicati proprio alla favola che Apuleio narra ne L’asino d’oro, sono stati restituiti al loro antico splendore dal recente restauro. Le sale adibite all’esposizione ripercorrono gli episodi della favola di Amore e Psiche attraverso opere d’arte figurativa e scultorea di rara bellezza, che, sulle note de Il Flauto magico di Mozart, accompagnano il visitatore per i “sentieri dell’anima” di alcuni dei più noti artisti nel corso dei secoli.

La favola della bellissima fanciulla amata da Eros e osteggiata da Venere è nota ai più (QUI per chi desiderasse approfondire). Il mito di Amore e Psiche è spesso interpretato in chiave neoplatonica e assume una forte valenza simbolica: accoglie in sé il rito dell’avvento della primavera, con la Natura-Anima che sboccia a nuova vita, e si lega alle tradizioni sull’iniziazione delle spose vergini.
La raffigurazione stessa di Psiche tenuta prigioniera nel palazzo del dio simboleggia l’anima schiava delle passioni del corpo, mentre la curiositas della fanciulla (con le famose infrazioni al divieto divino prima di guardare il volto dell’amato e poi di aprire l’ampolla di Proserpina) rappresenta la tensione dell’anima al superamento di sé in un costante percorso di sublimazione che potrà compiersi soltanto per mezzo dell’amore. Un amore non più meramente passionale, ma puro e totalizzante, quasi divino, condizione esemplificata dall’unione immortale tra Eros e Psiche.

La favola di Apuleio è stata fonte di ispirazione per letterati e artisti che su di essa scrissero e realizzarono capolavori in cui si respira quel senso di bellezza e incanto che è la chiave di ogni lavoro artistico. Quel “senza tempo” che mirabilmente si ritrova nell’emblematica opera Amore e Psiche dello scultore Antonio Canova (scelta, non a caso, come manifesto della mostra), un gesso di fine XVIII secolo che raffigura i due amanti avvinti in un tenero abbraccio. La fanciulla, con i riccioli dei capelli finemente raccolti e la tunica che le avvolge la vita, appoggia sulla mano di Amore una farfalla, sublimazione dell’amore. Colpisce la grazia delle figure, la morbidezza avvolgente dell’incarnato e la delicatezza del dettaglio delle dita che si incrociano attorno al punto focale dell’opera. L’impatto è magnetico e la collocazione isolata che cattura lo sguardo con un taglio prospettico rappresenta il climax visivo di un percorso emozionale.

Antonio_Canova_Amore_e_Psiche

Piccola ma ricca di capolavori accuratamente selezionati, la mostra spazia attraverso i secoli e accoglie reperti archeologici della Magna Grecia e dell’età imperiale romana, dipinti dei maestri del Cinque e Settecento da Tintoretto (Origine d’Amore, 1562) a Tiepolo (Bacco e Cerere, 1752) e sfiora il neoclassicismo con i disegni a matita di Francesco Hayez e la splendida copia di un gesso di Ebe di Bertel Thorvaldsen (1812), collocata in posizione centrale all’interno della Rotonda dell’Appiani.
La modernità irrompe con le sculture in bronzo di Salvador Dalì (Orologio molle e Space Venus, entrambe del 1984), il Concetto spaziale, Natura di Lucio Fontana (1959), La Danaide di Auguste Rodin (1885), Gli amanti di Giacomo Manzù (1967), l’Ofelia in puro stile preraffaellita dipinta da Felice Carena (1912) e la Venere di Tamara de Lempicka dai forti contrasti tonali (1925).

Una mostra di gran classe da concludere con una passeggiata nel roseto e nel parco della Villa.

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8 comments

  1. Complimenti per la tua scrittura così raffinata e armoniosa, la tua presentazione di questa mostra è davvero notevole.
    Il fascino del mito è imperituro, ricordo di aver vista la statua di Canova, mi aveva davvero colpita, alla reggia di Monza però ci sono opere di diversi artisti, una mostra da tenere presente.
    Buona giornata, spero che l’avventura del blog sia per te molto piacevole!

    1. Grazie di cuore, incrocio le dita.
      La statua di Amore e Psiche vista dal vivo è davvero meravigliosa e dona quel “quid” in più a una mostra già di per sé molto bella.
      Passerò a trovarti sul tuo blog, buona giornata!

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