Festival Internazionale della Regia, Che senso ha il teatro oggi?

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Ha ancora senso oggi parlare di teatro di regia? Qual è la situazione del teatro italiano rispetto al resto d’Europa?
A queste domande ha cercato di dare una risposta la prima edizione del Festival Internazionale della Regia, tenutosi a Milano dal 24 al 26 marzo e promosso dall’Associazione culturale Teatro Libero-Liberi Teatri. L’evento, ideato e diretto da Corrado d’Elia con la supervisione di Valentina Capone, è stato ospitato nelle prime due giornate presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale, a cui si è affiancato presso lo Spazio Oberdan un vero e proprio Fringe Festival dedicato a registi emergenti provenienti da ogni parte d’Italia (QUI).

Tre giornate che hanno dato modo a studiosi e appassionati di teatro di approfondire la “spinosa” questione della sopravvivenza oggi di questa meravigliosa arte, confrontandosi con alcune delle personalità più influenti del teatro italiano ed europeo: registi, attori, critici, studiosi, giovani emergenti, tutti riuniti per testimoniare lo stesso amore. Un’occasione unica – a mio avviso – che spero possa ripetersi anche in futuro per avvicinare il pubblico (anche quello meno esperto) alla comprensione di un’arte che non è “per pochi eletti” come, purtroppo, la politica attuale vorrebbe abituarci a credere. Un momento di incontro e di riflessione che porta con sé la speranza e, direi, anche la necessità di un cambiamento.

Come si pone la regia nei confronti del testo drammaturgico? Chi sono i grandi Maestri di oggi? Qual è il rapporto tra regia, critica e pubblico? Molti gli spunti di riflessione: le difficoltà incontrate dai registi alla ricerca di una propria metodologia in un’epoca in cui il “senso” fatica ad emergere e in cui il tempo non viene più considerato come un valore (Carmelo Rifici); la necessità di stimolare la curiosità del pubblico per riavvicinarlo al teatro (Renzo Martinelli); l’analisi della figura del regista come “guida” dal linguaggio impalpabile ma sempre ben definito e autoriale, all’interno di un solido lavoro di equipe (Marco Baliani) e tramite indispensabile per la realizzazione della “misteriosa e magica relazione” tra il testo drammaturgico e la sua rappresentazione scenica (Arturo Cirillo); l’idea di teatro come “luogo dello sguardo” (Gabriele Lavia) ed esperienza di conoscenza e “disvelamento” della vita (Luca Ronconi).

Come non lasciarsi rapire dal carisma di Gabriele Lavia, dall’esperienza del Maestro Ronconi e dal racconto coinvolgente di César Brie? Partecipare a tre giornate così ricche e intense riesce a farti immediatamente sentire parte di un progetto più ampio nella condivisione di una passione comune, seppur declinata in modi diversi. Fare teatro oggi è quasi una forma di volontariato culturale, tuttavia, se da un punto di vista economico e istituzionale il teatro in Italia sta vivendo un momento di “crisi” e fragilità rispetto al resto d’Europa, fa ben sperare il riscontro di una grande vitalità e qualità fuori dal sistema anche, e soprattutto, da parte di giovani che attraverso il web sperimentano spazi di confronto meno paludati.
Penso si debba cogliere l’invito di Sergio Maifredi a viaggiare all’estero alla riscoperta di un “teatro necessario” e di una progettualità che valorizzi l’arte e la cultura, come pure imparare a fare propria la determinazione espressa nelle belle parole di Corrado d’Elia:

“Si parte sempre da un sogno. Bisogna imparare ad essere ostinati.”

Per informazioni sui relatori e sul programma del Festival rimando al sito del Teatro Libero di Milano, QUI.
Molto interessante anche la proiezione in sala delle fotografie di scena realizzate da Tommaso Le Pera, inedite fino a questo momento per il pubblico e tratte dalla mostra fotografica Il regista di Teatro, questo sconosciuto.

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2 comments

  1. Decisamente una pregevole iniziativa e tematiche molto interessanti penso anch’io che all’estero il teatro sia più valorizzato, soprattutto mi ricordo di Londra, là andare a teatro era molto diffuso, proprio come andare al cinema, qui non è così, almeno secondo me.
    Ciao Ottavia, passa una bella serata!

    1. Da appassionata di teatro posso dire che sono state tre giornate davvero emozionanti e ricche di interessanti spunti di riflessione!
      L’Italia è un paese che potrebbe vivere di arte e cultura ed è davvero un delitto che ciò non accada. Speriamo che in futuro la situazione possa un po’ migliorare.
      Grazie, buona giornata anche a te!

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