Kandinsky a Palazzo Reale

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A trent’anni Vassily Kandinsky visitò la mostra degli Impressionisti a Mosca e rimase affascinato da I covoni di Monet al punto da abbandonare gli studi legali per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Una scelta tardiva che tuttavia regalò al mondo uno dei pionieri dell’astrattismo pittorico.

Ultimo weekend per visitare a Palazzo Reale la retrospettiva promossa dal Comune di Milano in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, che raccoglie oltre 80 opere – tra dipinti, stampe e disegni – seguendo un percorso cronologico che accompagna il visitatore attraverso i momenti più significativi dell’attività artistica del pittore: dagli esordi in Germania agli anni della guerra trascorsi in Russia e in Francia.

Le opere esposte testimoniano il grande eclettismo frutto dei suoi numerosi viaggi: dagli iniziali temi fiabeschi derivati dalla tradizione russa o dal medioevo tedesco (Venezia N.4 del 1903, Mulino del 1904 e Volga song del 1906) alle pennellate quasi impressioniste (Schwabing, Sole invernale del 1901-02, La città vecchia del 1902 e Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato del 1906); dai colori accesi chiusi entro linearità scure e ben definite che risentono del fauvismo francese (Improvvisazione III del 1909 e la serie di disegni su carta Senza titolo del 1917) fino al definitivo distacco dall’arte figurativa con l’astrattismo lirico delle sue numerose “Composizioni” (Nel grigio del 1919, Griglia nera del 1922, Su bianco II del 1923, Sviluppo in bruno del 1933).
In queste opere la pittura si fa essenziale, giocando con geometrie bidimensionali private dei classici riferimenti spaziali, e a dominare sono unicamente forme e colori che devono suscitare nell’animo di chi guarda una “vibrazione spirituale” attraverso il continuo alternarsi di “empatia” e “astrazione”, in un perenne movimento di avvicinamento e al contempo rifiuto della realtà.

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Come tutte le opere astratte – al di là del primo impatto cromatico e geometrico – la comprensione dello stile e del significato non sempre risulta immediata ed è forte il senso di disorientamento che si avverte in principio per la mancanza di appigli concreti al reale. Può essere utile dare un primo sguardo complessivo alla mostra e ripercorrerla successivamente  con sguardo “allenato”. Osservando ogni singolo dipinto, infatti, l’occhio si perde nella moltitudine degli elementi rappresentati alla ricerca di quella linea o di quella forma colorata in grado di catturarci e toccarci maggiormente, come ben espresso anche dalle parole della moglie Nina (dalle cui donazioni proviene la maggior parte delle opere esposte):

“Pittore della poesia e del fantastico, sembra sempre che nelle sue tele ci sia di più di quello che appare a prima vista: non mancano i giochi infantili, e nemmeno la magia di quelle scatole a sorpresa che si aprono e si richiudono lasciandovi ogni volta negli occhi un segreto. Ogni suo quadro è un mondo a sé.”

Tra le opere che più mi hanno colpita ricordo i decisi contrasti di colore di Giallo‐Rosso‐Blu (Gelb‐Rot‐Blau, 1925), Accento in rosa (1926) e Composizione IX (1936), suggestivi e di forte impatto emotivo; la precisione geometrica e lineare di dipinti come Trenta (1937), Ammasso regolato (Colourful Ensemble1938), Una festa privata (Una Fete intime, 1942), Accordo reciproco (1942) e Conglomerato (1943); per finire, la sensazione di estrema pace e tranquillità di Azzurro cielo (Bleu de ciel, 1940), posto a conclusione di un “percorso spirituale” che, nella tinta unita color blu cielo e nella danza aerea di quelle figure legate a un mondo primigenio e infantile, ritrova tutta la suggestione immersiva che è propria dell’Arte.

Particolarmente interessante anche la proiezione di un video del 1926 (QUI) in cui Kandinsky, all’epoca esponente del movimento tedesco del Bauhaus, viene ripreso durante una prova di uno studio a pennello, chiaro esempio dell’estrema precisione geometrica e lineare come pure dell’estro creativo del pittore.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 27 aprile.

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