Auguri Hitchcock

Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures

Nell’anniversario della nascita di uno dei più grandi maestri della cinematografia mondiale, colgo l’occasione per riproporre un mio vecchio articolo, pubblicato sul sito di cultura SoloSapere.it, aggiungendo una segnalazione.
La mostra fotografica Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures di cui parlo nell’articolo fa riferimento all’allestimento milanese dell’anno scorso a Palazzo Reale, ma per gli appassionati la stessa mostra è al momento ospitata nelle sale del Palazzo del Governatore di Parma in una versione rinnovata e arricchita.
Sarà visitabile fino al 9 novembre. Consigliatissima a tutti i cinefili e a chi ha amato i capolavori del ‘maestro del brivido’.

Attraverso fotografie e approfondimenti video presentati dal critico cinematografico Gianni Canova, la mostra passa in rassegna gli indimenticabili capolavori del regista, che furono prodotti dalla major americana dal 1940 al 1976. Da La finestra sul cortile (1954) a La donna che visse due volte (Vertigo, 1958), da Psycho (1960) a Gli uccelli (1963), passando per i suoi lavori minori, ma non meno incisivi per la storia del cinema: L’ombra del dubbio (1943), Nodo alla gola (1948), Intrigo internazionale (1959) fino a Complotto di famiglia (1976), suo ultimo film.

“Anche se facessi Cenerentola, il pubblico cercherebbe qualche cadavere nella carrozza.” (A. Hitchcock)

Gusto per il brivido, straordinari effetti di suspense e un pungente senso dell’umorismo, che accompagnò Hitchcock nei suoi film come nella vita privata, questi gli ingredienti principali che fanno dei suoi film dei veri e propri capolavori del cinema, un cinema che fu definito “abbagliante” dallo stesso François Truffaut.
L’ironia del grande regista è evidenziata da un divertente “montaggio dei cammei”, che mostra le famose apparizioni di Hitchcock nei suoi film. Da simpatiche gag i cammei divennero ben presto la cifra stilistica del regista ed infine quasi una fonte di distrazione. Lo stesso Hitchcock raccontò a Truffaut come nacque l’idea dei cammei: “Era strettamente funzionale, perché bisognava riempire lo schermo. Più tardi è diventata una superstizione e infine una gag. Comunque oggi [1967] è una gag abbastanza ingombrante, e per permettere alla gente di vedere il film con tranquillità, mi preoccupo di farmi notare nei primi cinque minuti”.

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Fotografie che ritraggono i backstage dei film, locandine, foto promozionali. Non mancano le curiosità sul rapporto di fiducia regista-attore come nel caso di Tippi Hedren, a cui per calarsi nel ruolo vennero legati al vestito degli uccelli vivi, e le preziose intuizioni della più intima consigliera di Hitchcock a partire dagli anni Trenta, la moglie Alma Reville.
Fotografie delle celebrità a passeggio per le strade di Cannes e delucidazioni sulle tecniche di regia. Una delle più interessanti quella riguardante la famosa scena della doccia in Psycho, una sequenza di soli 45 secondi che, tuttavia, richiese ben sette giorni di riprese; un montaggio frenetico che – per non incappare nei veti della censura – doveva dare al pubblico soltanto l’illusione del brutale assassinio della protagonista (Janet Leigh), senza mai incorrere in scene sanguinose o con nudità esplicite.

“Il mistery è mistificatorio, ha a che fare con la ragione. La suspense ha a che vedere con le emozioni”. (Alfred Hitchcock)

Chiude la mostra una sala dedicata all’aspetto sonoro e musicale del cinema di Hitchcock. Le colonne sonore dei suoi film più noti furono realizzate dal compositore statunitense Bernard Herrmann, che negli anni ’40 aveva già lavorato a fianco del grande Orson Welles. Il sodalizio con Hitchcock durò dal 1955 al 1964, con altissimi risultati. Per lui scrisse, tra le tante, l’indimenticabile tema de La donna che visse due volte e la musica che accompagna l’angosciante scena della doccia in Psycho (originariamente pensata da Hitchcock senza alcun commento musicale e poi registrata, su consiglio di Herrmann, con l’ausilio delle agghiaccianti ed evocative note dei violini).
Hitchcock pose sempre grande cura nella realizzazione dei titoli di testa perché, in quei pochi minuti che precedevano il film, a un occhio attento venivano già rivelati sia il tema musicale sia la chiave per comprendere l’argomento dei suoi film.

Un regista le cui inquadrature sofisticate, i lunghi piani sequenza e le innovazioni nel campo degli effetti speciali hanno fatto scuola, dando vita a capolavori che, nonostante le evoluzioni cinematografiche, continuano tuttora a vivere nell’immaginario collettivo di tutti, registi e spettatori. Come non ripensare, infatti, all’inseguimento de Gli uccelli guardando Lo squalo di Spielberg (1975) o alla madre di spalle in Psycho vedendo La mummia di Sommers (1999)?

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