Bellezza preraffaellita

Bellezza. Simbolismo. Raffinato estetismo.
La visita estiva alla mostra torinese Preraffaelliti, l’utopia della bellezza mi dà l’opportunità di parlare di un movimento artistico che ha segnato profondamente l’età vittoriana. La Confraternita dei Preraffaelliti, nata in Gran Bretagna nel 1848 in aperta polemica al Neoclassicismo Accademico, si propose immediatamente come un movimento artistico e letterario d’avanguardia in grado di unire allo stesso tempo tradizione e novità.

Purezza dei temi e ritorno alla naturalezza dell’arte dei “primitivi” (gli artisti Prerinascimentali) erano ottenuti attraverso un’originale carica mistico-simbolica e un linguaggio decadente che nella sua ultima fase – tra ricchi drappeggi, cascate floreali e sensuali profili femminili – trovò un perfetto connubio con l’estetica Liberty di fine secolo. Lo stile elegante ed estremamente raffinato è la cifra stilistica di un movimento che ha fatto della ricerca della Bellezza il suo punto di forza.

La celeberrima Ofelia di John Everett Millais (1851-52) può, forse, essere considerata l’opera-simbolo del pensiero Preraffaellita.

Un dipinto di modeste dimensioni (circa 76 x 111 cm), carico di un magnetismo unico.
La bellezza della fanciulla ritratta – quella Elizabeth Siddal che fu moglie e musa di Dante Gabriel Rossetti – si fonde con la perfezione della rigogliosa Natura circostante in cui si trova letteralmente “immersa”. Un volto languido che esprime malinconia e sofferenza, ma che allo stesso tempo da questa non sembra esserne minimamente scalfito. La Bellezza che solo l’arte può eternare.
Interessante la resa della figura della donna che, come si legge nel catalogo della mostra torinese, “giace supina, rigida come un’effigie sopra una tomba gotica, sostenuta e al tempo stesso avviluppata dall’acqua che diventerà il suo sepolcro, impigliata in una rigogliosa vegetazione e cosparsa di fiori variopinti, simboli eloquenti della vita da lei rifiutata”.
Il pettirosso nascosto tra i rami a sinistra, il corpetto riccamente decorato, l’ampia gonna resa ancora più vaporosa dal rigonfiamento creato dall’immersione della stoffa nell’acqua, i capelli sciolti che vanno a confondersi con i fiori appena recisi, unica vera macchia di colore all’interno di una gamma cromatica che predilige i toni più neutri del marrone e del verde. Tutti questi dettagli fanno dell’Ofelia un capolavoro.

“L’obiettivo dell’artista dovrebbe essere la ricerca della verità in ogni dettaglio. La falsità non è ammessa…” (Frederic George Stephens)

Come in tutte le opere dei Preraffaelliti è, infatti, l’attenzione al dettaglio a fare la differenza. La precisione quasi fiamminga di stoffe, gioielli, lineamenti del volto e particolari dell’ambiente circostante porta una nota di vivo realismo in soggetti che si nutrono nostalgicamente della tradizione romantica, realizzati attraverso un linguaggio evocativo, poetico e spirituale in cui il dettaglio sfuma e si perde in un rarefatto simbolismo.

Molti i temi trattati da questi artisti: dai soggetti biblici alle rappresentazioni paesaggistiche, dalle tematiche a sfondo sociale e moraleggiante ai dipinti più marcatamente simbolisti. I motivi letterari, tuttavia, occupano la maggior parte delle riflessioni preraffaellite, dai temi stilnovistici e shakespeariani in primis alle storie che traggono ispirazione dagli antichi cicli medioevali e arturiani (come Roman de la Rose La tomba di Artù di Rossetti o la piccola incisione della Dama di Shalott di Holman Hunt).

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Un’opera che dal vivo non passa inosservata è Mariana di John Everett Millais (1850-51).
Nel dipinto la posa naturalistica della fanciulla, con la schiena lievemente inarcata all’indietro, si sposa perfettamente con la meticolosità dei dettagli, che contribuiscono a rendere la scena ancora più viva: il piccolo lume che si propaga debole e soffuso nella penombra dell’angolo a destra in netto contrasto con la chiara luminosità proveniente dalle brillanti vetrate che danno su un giardinetto esterno, gli arabeschi e i motivi floreali della tappezzeria e del ricamo sul piano da lavoro, la lucentezza della preziosa cintura che si staglia nitida sul blu cobalto dell’abito in velluto di Mariana, fino al particolare del topolino sul pavimento. Una meraviglia.

La mostra torinese a Palazzo Chiablese si è conclusa il 13 luglio ed è stata realizzata in collaborazione con la Tate Britain di Londra, dove queste opere (insieme alla meravigliosa Dama di Shalott di Waterhouse, purtroppo non presente qui in Italia) sono nuovamente  esposte nella sala dedicata ai Preraffaelliti. Un motivo in più per regalarsi un viaggio nella capitale inglese, dove i musei sono a tutt’oggi gratuiti.

6 comments

  1. Davvero bello questo tuo post, adoro i preraffaelliti, Ophelia di Millais è il quadro che amo di più.
    Complimenti per la tua capacità di scrivere di temi certo non semplici, un bacione!

      1. Per non parlare della “Dama di Shalott” di Waterhouse o della “Scala d’oro” di Burne-Jones, sempre alla Tate! Quando sono stata a Londra mi sono attardata in quella sala per interi minuti 😉

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