Mi dilungo ma è Chagall

Quando si pensa a Chagall i ricordi volano immediatamente ad immagini appartenenti ad un mondo da fiaba: figure fluttuanti come prive di peso, immagini romantiche di spose longilinee ed eteree, esplosione di colori provenienti da ricchi bouquet di fiori, visioni oniriche di animali volanti (mucche-capre e uomini-gallo, chiari alter ego dell’artista), simboli legati all’infanzia e alla tradizione popolare russa, il tutto attraverso una pittura dalle linee semplici che si farà via via più sfaldata e priva di forma col passare degli anni.

La mostra Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985, allestita in questi mesi a Palazzo RealeMilano, si propone come la più grande retrospettiva mai dedicata in Italia al pittore di Vitebsk, nato in Russia e naturalizzato francese.
Amore, fiaba e tradizione popolare si intrecciano in un percorso di oltre 200 opere che accompagna la sua intera produzione artistica: dagli anni del primo quadro, Le petit salon, realizzato a San Pietroburgo nel 1908 ai soggiorni parigini prima della Grande Guerra; dal rientro in Russia nel ’14 al successivo viaggio a Parigi a cavallo tra le due guerre, concludendo con la fuga in America negli anni ’40 e con le monumentali opere degli ultimi anni realizzate nel sud della Francia, terra a lui carissima.

È proprio dall’incontro con le avanguardie artistiche europee dei primi soggiorni francesi che nasce l’inconfondibile linguaggio pittorico di Chagall, il quale seppe rielaborare in modo originale le proprie tradizioni legate alla cultura popolare russa delle icone e alla sentita religiosità ebraica chassidica.
“È soltanto mio il paese che è nell’anima mia”, scriveva Chagall. E proprio l’importanza da lui assegnata al proprio mondo interiore, alla dimensione del sogno e della memoria, ha dato vita ad un linguaggio dallo stile fiabesco e poetico, dalle forme elementari e dai toni decisi e brillanti, più volte definito “realismo magico”.

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Dopo il primo viaggio parigino, influenzato dalla ricerca coloristica fauve e dalle nette geometrie cubiste (Nudo disteso e Gli amanti sulla panchina del 1911, Io e il mio paese del 1912), il rientro in Russia nel 1914 si caratterizza per un diffuso recupero di temi e immagini legate all’infanzia (la famiglia e la casa natale) e al mondo ebraico, come la figura del Rabbino o dell’Ebreo errante, entrambi portatori della Tradizione dei Padri da tramandare in Occidente senza pregiudizi (Sopra Vitebsk del 1914 e Giorno di festa o Rabbino con cedro del 1914-24 con la Tradizione raffigurata sulla testa, come fosse scolpita nella memoria).

“Vedo la danza di mani e piedi, colgo il suono delle parole, sento l’eco dei secoli, come se qualcuno mi baciasse e mi parlasse della vita che ho vissuto, e sono tutto come un mazzo di rose, un mazzo di marmo, ricoperto dalla rugiada del mattino.” (Marc Chagall, Memorie)

Tuttavia, la nota predominante di questo periodo è sicuramente quella romantica e amorosa. L’amore puro e sincero per Bella Rosenfeld, sposata nel 1915 e sempre presente nei suoi dipinti, una devozione pressoché assoluta che darà vita ad alcune delle sue opere più riuscite ed emozionanti, prima tra tutte il celeberrimo Compleanno (1915), opera-simbolo dell’arte di Chagall.
I due sposi sono raffigurati sospesi in aria, mentre l’artista assume una posizione contorta e rovesciata per poter anticipare la moglie e baciarla prima che lei disponga i fiori nel vaso. La leggerezza e la serenità del loro amore sembra come avvolgere l’intera stanza. In questo dipinto emerge fin da subito l’elemento onirico e fiabesco, come pure l’attenzione al dettaglio, indizio che ogni singolo aspetto della realtà in compagnia della moglie si scolpisce nella memoria e acquista dignità.

Nella Passeggiata (1917-18), invece, la coppia di amanti è ritratta su un prato fuori dal paese, mentre si appresta ad un picnic. L’equilibrio tra le due figure esprime la pienezza del loro amore e la fiducia reciproca, fondata sulla libertà dell’altro. L’artista tiene per mano e sostiene allo stesso tempo la moglie, che si libra leggera in aria; con l’altra mano trattiene un piccolo volatile, simbolo della tenerezza ma anche della fragilità del sentimento amoroso. L’elemento del volo racchiude già in sé la sensazione di alleggerimento e felicità dettata dall’amore, così come la libertà di sentimento.

In Chagall la tavolozza dei colori non è mai casuale o realistica, ma assume un valore psicologico e i dipinti si trasformano in veri e propri “paesaggi dell’anima”. Lo studio delle possibilità cromatiche porta Chagall a sperimentare e giocare con i colori e i loro significati: nel caso de La passeggiata, ad esempio, Bella e la sinagoga in fondo al paese sono dipinti in rosa in quanto poli emotivi centrali nella vita dell’artista (l’amore e la fede ebraica), mentre il cielo bianco assume la trasparenza tipica della superficie di un vetro, quasi ad indicare la chiarezza, la leggerezza e la sincerità del sentimento amoroso.

Dopo una parentesi lavorativa a sostegno del Teatro Ebraico di Mosca (1919-20), Chagall intraprende una svolta nel suo percorso artistico con il suo trasferimento a Parigi. Questo periodo si caratterizza per una sorta di  ritorno “all’ordine” e alle forme tradizionali “classiche”, maggiormente comprensibili ai più, attraverso la trasposizione a livello figurativo di elementi tratti dall’inconscio e dal codice surrealista (Bella a Mourillon del 1926 e Nudo sopra Vitebsk del 1933), con una creativa incursione nel mondo fiabesco attraverso l’illustrazione de Le Favole di La Fontaine (1926-27).

Opere come Doppio ritratto (1924) e La sposa dai due volti (1927) testimoniano, invece, il sincretismo culturale dell’artista, pronto a cogliere anche gli aspetti più spirituali e misterici dell’orfismo e della cultura chassidica, come l’idea della compresenza di due volti all’interno di uno stesso corpo, atta a rivelare due aspetti differenti dell’anima umana (come la sposa rivolta alle due dimensioni contemplativa e attiva della vita) o come la raffigurazione “doppia” dei due sposi, affiancati come fossero un’anima sola.

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Nel 1939, quando anche in Francia incombe la minaccia antisemita, Chagall lascia il continente per gli Stati Uniti. La paura e la disperazione per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il dramma della Shoah e un’infezione che si porta via l’adorata Bella nel ’44, si riflettono in un’irrequietezza anche pittorica a lui finora sconosciuta (del resto sono gli anni in cui Picasso dipingerà l'”orrore” della guerra in Guernica).

“Per me tutto si ricoprì di tenebre. […] Mi sembrava che una sorta di angelo, rosso oppure pallido come la morte, la portasse via con sé, insieme ai quadri della mia gioventù, dove lei era raffigurata. I quadri che era come se lei stessa avesse generato…”

I colori si scuriscono, le composizioni si fanno stratificate e caotiche, le raffigurazioni più tetre con ripetute immagini di lutto e morte: episodi di guerra, incendi, inquietanti orologi proiezione della memoria dell’artista, evanescenti spose-fantasma e il famoso “guanto nero” come impronta minacciosa e chiaro simulacro di morte.
Fanno la loro prima comparsa anche le effigi del Cristo in croce e della Madonna, affiancate a quelle tipicamente chagalliane dell’Ebreo errante (sorta di alter ego dell’artista “apolide”) e del Rabbino, che fuggono cercando di portare con sé i rotoli della Torah. Antichità e modernità, immagini cristiane ed ebraiche coesistono pacificamente nelle sue tele come simboli di una medesima tradizione culturale, elementi di unione e non di divisione. Emblematiche in questo senso le tele de La caduta dell’angelo (1923-’33-’47), La crocifissione in giallo (1942), L’apocalisse in lilla (1945, unico dipinto raffigurante un soldato nazista) e L’esodo (1948, opera in cui la fiumana di profughi di guerra si trasforma nella celebre fuga dall’Egitto).

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Il rientro in Francia nel ’48 dopo la guerra questa volta è sentito da Chagall come definitivo. Si stabilisce in Costa Azzurra con la nuova moglie Vava e sembra ritrovare una rinnovata serenità e vitalità creativa: le sue tele si arricchiscono nuovamente di colori, fiori e immagini allegoriche (Parigi tra due rive del 1953-56, Il circo rosso del 1956-60 e La coppia sopra Saint-Paul del 1968).

“Quando mi trovai a Nizza, dove non ero mai stato prima, mi sentii nel regno floreale. Per me era una natura nuova, che mi incantava. L’abbondanza e varietà dei fiori mi meravigliava e mi affascinava. […] si potevano preparare centinaia di mazzolini da sposa e presentarli alle mie spose di fantasia in tutto il mondo. Non era forse questo il motivo per cui li rappresentavo così spesso nei miei dipinti?”

Le due opere che concludono la mostra, Don Chisciotte (1974) e Il mondo rosso e nero (1951), possono essere considerate il sunto della spiritualità di Chagall, con la ripresa di tutti i simboli, le metafore e le figure archetipiche dell’artista. Il primo rappresenta la forza dello spirito, punto di incontro tra i personaggi biblici e gli eroi della tradizione letteraria russa legata al mondo delle fiabe; un dipinto caotico al primo sguardo, che acquista senso grazie alla lettura in diagonale passante per il filtro dell’eroe-artista al centro. Il secondo evoca, invece, l’universo dei suoi ricordi: la coppia di amanti in volo sopra la città natale; il candeliere simbolo della dimensione religiosa; il violinista, il gallo e la capra ricciolina – tutti alter ego dell’artista – che reggendo un mazzo di fiori sembra quasi inchinarsi, in segno di saluto e ringraziamento.

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Una mostra dall’allestimento sontuoso in cui confluiscono dipinti provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo. Da vedere assolutamente in quanto sarà difficile riunire a breve un così grande numero di opere. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 1 febbraio.

E se siete arrivati alla fine di questo lungo articolo vuol dire che amate davvero Chagall!

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8 comments

    1. Grazie mille, la mostra è davvero ben allestita e per gli appassionati è sicuramente un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Sto curiosando tra i vari articoli del tuo blog… davvero molto interessante, complimenti 😉

  1. Cara Otti, articolo ben scritto e molto esaustivo per chi, come me, non conosce bene Chagall. Complimenti! Solo che ora mi hai fatto rimpiangere di non esserci potuta andare…

    1. Grazie Franci, mi fa piacere! La recensione era un po’ lunga ma lo scopo era proprio questo, provare ad incuriosire anche chi conosceva poco l’artista 😉
      La prossima volta ci organizziamo per andare insieme!!

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