La metafisica di de Chirico alla Villa Reale

mostra_de_chirico_monza

“A un pittore e a un artista in genere la fantasia, più che a immaginare il non visto, serve a trasformare ciò che vede.” (G. de Chirico, 1924)

Nel cuore della Brianza, all’interno dell’antico Serrone della Villa Reale di Monza, è possibile visitare la mostra Giorgio de Chirico e l’oggetto misterioso, che, attraverso la selezione di una trentina di opere, illustra l’originale concezione artistica di una delle figure di spicco del panorama italiano del Novecento.

Nato in Grecia da genitori italiani, de Chirico insieme al fratello Alberto Savinio (pseudonimo di Andrea de Chirico) è l’esponente principale della pittura “metafisica”, corrente artistica nata attorno al 1910 per indagare e rappresentare il mistero che si cela dietro l’apparenza fisica. Secondo de Chirico, infatti, la realtà si presenta in modo sconnesso e incompressibile ed ogni cosa ha in sé due aspetti: uno immediato, fisico che possono vedere tutti ed uno spettrale, metafisico che può essere svelato dall’artista come una “collana di ricordi che si allacciano l’un l’altro” e che grazie alla fantasia e al proprio vissuto riesce a dare un senso a ciò che si vede.

“Il vero realismo consiste nel rappresentare le cose sorprendenti nascoste sotto il velo dell’abitudine e che non sappiamo più vedere. […] De Chirico ci mostra la realtà spaesandola. […] De Chirico dona all’oggetto il valore di una divinità.” (J. Cocteau, 1928)

L’esposizione prende spunto da una serie di opere incentrate sul rapporto enigmatico dell’uomo con la realtàTutti e l’oggetto misterioso (1972), così come Vita silente metafisica con busto di MinervaMinerva e l’oggetto misterioso (1973) sono tutte varianti dello stesso tema ed elaborano il rapporto dell’arte dechirichiana con il teatro, immaginando oggetti misteriosi (nature morte o entità policrome non identificate) al centro di un palcoscenico, interpreti di una pièce di cui noi e la dea siamo spettatori.
Il tema teatrale in realtà ritorna in numerose composizioni, in quanto gli oggetti raffigurati – apparentemente privi di un chiaro nesso logico – sono disposti come se si trovassero accatastati “dietro le quinte” di un teatro.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La Metafisica di de Chirico risente sia dell’influenza del surrealismo, per l’evocazione di atmosfere magiche e irreali, sia della riscoperta del tema archeologico tipico degli anni Venti con insistiti omaggi alla classicità, qui tuttavia reinventata in modo enigmatico e inquietante.

De Chirico nel 1912 descrisse il mondo come “un immenso museo di stranezze, pieno di giocattoli bizzarri, variopinti, che cambiano aspetto, che a volte come bambini rompiamo per vedere come sono fatti dentro”.
Di fatto, l’irrealtà è la cifra stilistica di questo linguaggio pittorico: dimensioni fuori scala e prospettive costruite secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro creano un forte senso di spaesamento; immobilità, silenzio e senso di attesa danno vita a scene “fuori dal tempo”, in un’atmosfera da sogno (ne sono un esempio le ombre lunghe che non corrispondono agli orari reali delle giornate rappresentate); elementi del presente convivono con stilemi classici, ma fondamentale è l’assenza di personaggi umani, sostituiti da oggetti misteriosi, statue, personaggi mitologici e inquietanti manichini che – come scrive lo stesso de Chirico – rappresentano “la finzione di noi stessi”.

Gli interpreti dei suoi dipinti, infatti, sono sempre figure solitarie (Il rimorso di Oreste, Il Trovatore, Il mattino delle Muse) per lo più colte in meditazione, come nel caso del Pensatore o della serie degli Archeologi,  simboli della riflessione dell’uomo sulla storia e sulla realtà.
La tavoletta tenuta in mano dal Pensatore – non a caso collocato a conclusione del percorso espositivo – reca le parole “Sum sed quid sum” (“Io sono, ma che cosa sono?”), un chiaro invito rivolto allo spettatore a cercare insieme a lui la risposta al mistero della vita.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Le piccole mostre organizzate all’interno del Serrone della Villa Reale (come pure quella dedicata ad Amore e Psiche, di cui avevo parlato qui) si distinguono sempre per la cura e l’eleganza degli allestimenti, complice senza dubbio anche la suggestiva location neoclassica che le ospita.
In questo caso, i pannelli neri e gialli che fanno da sfondo ai dipinti e le luci calde e soffuse dell’ambiente creano immediatamente un’atmosfera intima e raffinata che valorizza le opere esposte e guida lo sguardo alla ricerca del “mistero dechirichiano”.

Qui trovate il video di presentazione della mostra, che, visto il successo di pubblico, è stata prorogata fino al 15 marzo. Un piccolo gioiello da non perdere.

Annunci

6 comments

  1. Bella mostra, splendidamente presentata da te, brava Ottavia.
    Ogni volta che sento parlare di De Chirico mi viene in mente Londra e una casa dove mi trovai per una cena, ai muri c’erano dei quadri che mi pareva di aver già visto da qualche parte…ed erano appunto di De Chirico.
    Mica male fare il collezionista d’arte nel tempo libero, vero?
    Un bacione a te cara, buon sabato!

    1. Grazie Miss, sempre troppo gentile 🙂
      Sono rimasta affascinata dal tuo aneddoto… de Chirico ha uno stile inconfondibile, chissà che meraviglia! In effetti il tuo anfitrione si è scelto un “hobby” decisamente interessante 😉
      Buona giornata anche a te!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...