Odyssey, Robert Wilson torna al Piccolo di Milano

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A due anni dal debutto italiano al Piccolo Teatro e in occasione degli eventi per Expo 2015, Robert Wilson torna a Milano con il suo originalissimo spettacolo Odyssey, in cartellone questo mese al Teatro Strehler dal 6 al 31 ottobre.

L’Odissea ricreata dalla mente del geniale regista americano nasce come una coproduzione tra il Piccolo Teatro di Milano e il National Theatre of Greece di Atene, che aveva ospitato la prima mondiale dello spettacolo nell’ottobre del 2012. Un progetto di cooperazione internazionale che, non a caso, aveva visto la luce in un momento storico delicato per entrambi i Paesi coinvolti e che ancora oggi mira ad indicare nell’Arte una delle possibili vie per la soluzione di una crisi che è morale e sociale, prima che economica.

“Le sole cose che restano sono i classici” spiega Wilson, e forse non si sbaglia.
L’antico e il moderno, l’epos e l’attualità qui si intrecciano in un meraviglioso gioco di luci, musiche e colori, rivelando l’attualità di un mito “senza tempo”.
Ulisse infatti, con la sua natura poliedrica e la smisurata ansia di conoscenza, è simbolo di una condizione propria di ogni essere umano. Ed è così che il “folle volo” descritto da Dante si trasforma – per mano di Wilson –  in un meraviglioso viaggio alla riscoperta della propria identità culturale, un viaggio che, pur caricandosi di una consapevolezza ancestrale, risulta allo stesso tempo alleggerito da una rappresentazione lieve, ironica, quasi fiabesca.

Robert Wilson che, oltre alla regia, ha firmato anche la scenografia e le luci, allestisce una rappresentazione moderna e allo stesso tempo rispettosa della tradizione.
Lo sviluppo della storia è classico, come pure la scelta di dar voce al poema attraverso la lingua di Omero: il greco. Tuttavia, Wilson riesce a regalare allo spettatore un’interpretazione originale del poema, in chiave assolutamente contemporanea. E lo fa attraverso un uso sofisticato delle luci, scelte musicali moderne, scenografie essenziali ma di grande effetto, un impianto quasi fotografico nelle scene e uno stile recitativo che accentua la gestualità e la mimica degli attori.

“La maggior parte di ciò che vediamo a teatro oggi è impostata con un taglio psicologico o naturalistico. Immagino si possa dirigere quest’opera anche in quella maniera, ma credo che la si limiterebbe. Per me è una fucina di immaginazione e di idee.” (R. Wilson)

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Il testo si rifà alla riduzione radiofonica del poema omerico (trasmessa dalla Bbc nel 2004) scritta dal poeta inglese Simon Armitage, che racchiude in ventisei scene le avventure di Odisseo e dei suoi compagni nel lungo e periglioso viaggio di ritorno ad Itaca, dopo la decennale guerra di Troia.
Intrecciando con naturalezza piano reale e fantastico, Bob Wilson allestisce uno spettacolo completo, in grado di fare interagire con naturalezza ed equilibrio tutte le espressioni artistiche. Musica, recitazione, canto, danza e scultura, trovano qui una giusta collocazione e concorrono a creare un vero e proprio musical epico, dal tono leggero e fiabesco, che accoglie in sé diversi registri (dal comico al malinconico-nostalgico) all’interno di uno stile sempre moderno.

La recitazione è affidata a diciassette attori greci, di estrema bravura, che recitano e cantano in greco moderno (per noi, con sovratitoli in italiano) con i volti dipinti di bianco e un trucco marcato, che richiama le vecchie maschere del teatro popolare o dell’arte nipponica. Gli attori si muovono sulla scena con movimenti controllati – quasi a passo di danza – la fissità delle loro pose non solo si rifà all’esperienza della mimica e della clownerie, ma restituisce un’immagine quasi fotografica.
Menzione particolare va a Stavros Zalmas (Odisseo) e Maria Nafpliotou che, con incisiva eleganza, unisce nella sua persona le tre donne amate da Odisseo (Calipso, Circe e Penelope), in fondo tutte raffigurazioni del grande e unico vero amore dell’eroe, la bella e fedele Penelope, abbandonata vent’anni prima e mai veramente dimenticata.

PENELOPE: Solo il mio cuore ostinato ci ha permesso di rimanere vivi. Adesso sei a casa, mio Odisseo.
ODISSEO: Tu sei la mia casa, Penelope. Tu sei la mia Itaca.
(Scena 25. Ricongiungimento)

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La scenografia è minimalista. Due semplici pannelli chiari ai lati del palco incorniciano una scena spoglia, in cui i pochi oggetti essenziali alla storia assumono un valore polisemico.
Tuttavia, dietro quest’apparente semplicità si “nasconde uno spettacolo molto sofisticato”, che mostra grande attenzione al dettaglio: dagli splendidi costumi (Yashi Tabassomi) ai raffinati oggetti di artigianato, vere e proprie sculture che dividono la scena con gli attori (come il volto e l’enorme mano del Ciclope o la balconata e le sedie della reggia di Itaca, decorate con eleganti tralci naturalistici).

Ulteriore punto di merito, la musica, magistralmente eseguita dal vivo dal pianista Thodoris Ekonomou per accompagnare il viaggio degli eroi. Siparietti veloci e allegri durante i cambi di scena, che riportano alla memoria le musiche dei primi film muti, si alternano a lente melodie dai toni delicati che sottolineano le sequenze più introspettive.
Ma l’aspetto che più colpisce è l’uso sorprendente della luce, protagonista indiscussa della scena. Attraverso ricercati giochi di luci e ombre le silhouette degli attori si stagliano su uno sfondo retroilluminato in diversi colori, dai tenui verdi e azzurri ai più vividi toni dell’arancione nei momenti di maggiore pathos. Ed è proprio questa diffusa luce blu a caratterizzare le scene di Odyssey; una luce che richiama le albe chiare della Grecia che tanto colpirono la fantasia di Wilson durante uno dei suoi viaggi.

“Una volta, mi ricordo, mi trovavo in Grecia […] mi ero svegliato presto e guardavo sorgere il sole. Vidi una luce incredibile. Avevo sempre pensato alla luce della Grecia con una sua intensità, una luce brillante, radiosa. Ma quella volta c’era un’incredibile luce blu che si è subito fatta spazio nel mio modo di pensare alla Grecia, alle sue aurore. Quella luce è stata una scoperta.”

Perché vederlo?
Per tre ore di spettacolo originali e coinvolgenti, in cui poter riscoprire lo stupore e la meraviglia del bambino che ascolta per la prima volta una bella favola.
Ho avuto la fortuna di vedere lo spettacolo nel 2013, la prima volta che fu rappresentato in Italia, e posso assicurare che si tratta di un’esperienza incredibile, magica, e un’occasione assolutamente da non perdere. La lingua greca non deve spaventare e gli applausi a scena aperta sono stati la prova tangibile di un’emozione che resta viva anche dopo aver lasciato il teatro.

Per maggiori informazioni rimando al sito ufficiale e ad un interessante video-documentario Odyssey. In viaggio con Bob Wilson, realizzato da 3D Produzioni in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano e Sky Arte.

Qui di seguito il trailer dello spettacolo.

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2 comments

  1. Il tuo è un racconto pieno di entusiasmo e le immagini che proponi sono certamente d’effetto, ne percepisco il quadro di un spettacolo particolarmente coinvolgente.
    Il fatto che sia in greco mi lascia un po’ perplessa, te lo confesso, tre ore sono lunghe e seguire i sovratitoli e contemporaneamente lo spettacolo mi sembra complicato, è lo stesso problema che ho con le opere.
    Tu comunque hai scritto una splendida recensione, dovresti farla avere a Robert Wilson, Ottavia, dico sul serio eh!
    Un bacione, buona serata a te!

    1. Grazie per le bellissime parole Miss, sempre troppo gentile! ❤
      Lo spettacolo è meraviglioso, soprattutto per l'uso delle luci in scena che creano dei giochi di ombre davvero particolari, tipici del teatro di Wilson.
      Ammetto che il fatto di aver studiato greco antico al liceo può avermi in parte aiutata a seguire con più attenzione la storia (se non altro per il gusto di riconoscere il significato e l'etimologia di alcune parole) e in effetti, come dici tu, è un po' come guardare un musical o un'opera interamente in lingua straniera per cui sicuramente bisogna andarci con la giusta disposizione d'animo.
      Però è uno spettacolo che nel complesso risulta godibilissimo ed emozionante proprio per l'atmosfera magica che riesce a creare… ci si dimentica persino della lingua dopo un po'! A me ha colpito moltissimo, ma mi rendo conto che sono di parte 😀
      Hai ragione comunque, dovrei iniziare a tradurre in inglese questo tipo di recensioni, in effetti potrebbe essere molto utile! Mi metterò al lavoro, grazie… 🙂
      Un abbraccio e buona giornata a te!

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