Le sorelle Macaluso, vita e morte in scena al Piccolo Teatro

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Difficile non perdersi in dissertazioni accademiche scrivendo di uno spettacolo che è stato argomento della mia tesi di laurea ma, al netto di ogni pedanteria, vorrei riuscire a portarvi a teatro per godere di uno spettacolo che torna al Piccolo di Milano dopo aver entusiasmato critica e pubblico la scorsa stagione.

Emma Dante si presenta oggi come una delle registe e drammaturghe più innovative e interessanti del panorama italiano e internazionale. L’uso del dialetto, un’attenzione pressoché esclusiva al gesto corporeo degli attori e la compresenza di vita e morte in scena, Kantor docet, sono la cifra stilistica delle sue regie.
Palermitana per nascita ha da sempre costruito i suoi spettacoli attingendo alla lingua e al folklore della sua terra, dando voce alle figure più emarginate e ai disagi ancora presenti nel Sud Italia. Nonostante l’apparente “provincialismo” il suo è un teatro che riesce a raggiungere il cuore di un pubblico eterogeneo grazie ad una gestualità estremamente comunicativa e a tematiche universali, al punto che il calendario delle prossime repliche comprende quasi esclusivamente date estere.

Le sorelle Macaluso – spettacolo vincitore del Premio Ubu 2014 – è la storia matriarcale di una famiglia siciliana composta da sette sorelle, il nipote Davidù, il padre Antonino e la madre.
Sul palco si muovono personaggi vivi e morti che si scopriranno tali nel corso dello spettacolo, facendo coincidere l’agnizione dello spettatore con quella dei protagonisti in scena.
È il funerale di Maria, la sorella maggiore, e dal corteo funebre si distaccano le sette sorelle che, schierandosi di fronte al pubblico, si intrattengono nel ricordo di episodi della loro infanzia tra risate, pianti, sogni e vecchi rancori non ancora sopiti.

L’architettura narrativa è di per sé abbastanza semplice e la scena, essendo concepita come “spazio della memoria”, è spoglia ed è stata privata di ogni elemento realistico se non per la presenza di pochi oggetti altamente simbolici (come il crocifisso e gli scudi che fungeranno poi da lapidi).
La narrazione procede per flashback e – attraverso i racconti delle sorelle – i ricordi sembrano prendere forma davanti agli occhi del pubblico grazie ad una regia “visiva” e immediata, quasi cinematografica, in un intenso dialogo con i loro morti che puntualmente vengono riportati alla luce o respinti nell’oscurità della morte.

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La matrice “rituale” negli spettacoli di Emma Dante è fondamentale e viene riproposta simbolicamente nei cerimoniali funebri. La morte riguarda i vivi, infatti le sorelle Macaluso sono vestite di nero perché si fanno portatrici del lutto, laddove i morti indossano abiti colorati e lasciano il mondo con il loro vestito più bello, l’abito dei desideri, come il tutù che indossa Maria nel toccante assolo di danza a fine spettacolo, a simboleggiare i sogni e gli afflati giovanili soffocati nella quotidianità della vita.
La morte coglie i personaggi “congelandoli” in una gestualità meccanica e ripetitiva, che riproduce ossessivamente i loro ultimi momenti di vita. Oltre agli spasmi della piccola Antonella e di Davidù, che rievocano le loro morti, la stessa Maria durante lo spettacolo ha svenimenti improvvisi, si sente debole e si allontana di continuo dalle sorelle estraniandosi nella ripetizione di meccanici e quasi involontari movimenti di danza, quasi sentisse di non appartenere più a quel mondo al quale le sorelle di continuo la richiamano.

Diversamente da altri spettacoli di Emma Dante, in cui l’alternanza di note tragiche a scene più spiccatamente grottesche restituisce una visione della vita lucida e amara segnata da un profondo senso di inadeguatezza e precarietà, ne Le sorelle Macaluso la morte si ammanta di poesia.
Viene lasciato maggiore spazio alla leggerezza e lo spettacolo confluisce verso la riconciliazione di rancori passati – quasi un “abbraccio” tra vivi e morti – che ha il suo culmine nelle due sequenze danzate: il commovente ballo tra il padre e la madre, due “angeli” bianco vestiti che nella morte ritrovano la forza prorompente e romantica di quell’amore che li aveva uniti da vivi, e l’assolo conclusivo di Maria, nuda al centro del palco, assorta in una danza quasi “rituale” che non ha ormai più alcun legame con il contingente. La nudità, dunque, come liberazione ultima dell’anima dalle spoglie mortali per ritrovare veramente se stessa.

Lo spettacolo resterà a Milano fino all’11 ottobre. Per maggiori informazioni rimando al sito ufficiale e al calendario della tournée 2015/2016 (QUI).
Per gli appassionati segnalo che Emma Dante sarà in scena al Piccolo Teatro anche dal 13 al 18 ottobre con Operetta burlesca (QUI).

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