arte

Van Dyck e Omar Hassan alla Reggia di Monza

Approfittando di un weekend di bel tempo sono andata a vedere due delle mostre attualmente in corso alla Reggia di Monza: Anton Van Dyck. L’Opera si racconta esposta fino al 20 maggio presso l’adiacente Cappella Reale e Omar Hassan. L’Essenziale è Invisibile agli Occhi allestita all’interno del Serrone della Reggia a ingresso libero e prorogata fino al 15 aprile.
Due esposizioni piccole e tutto sommato veloci da visitare, ma ben curate, che danno l’opportunità di ammirare opere di periodi e generi completamente differenti tra loro, ma ugualmente suggestive.

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Love is a mystery

“Le anime hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali.”

(Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

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In foto: “I lampioni innamorati” di Rodolfo Marasciuolo, Parco del Valentino, Torino.

L’amore è spesso un misterioso gioco di silenzi, carichi di complicità. Per questa delicata immagine, dunque, lascio che a parlare siano le evocative e sognanti note della musica “Love is a mystery” di Ludovico Einaudi(altro…)

Da Monet a Bacon alla Reggia di Monza

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“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni” sosteneva Picasso. Da sempre, infatti, l’uomo ha trovato nell’arte una preziosa fonte di piacere per gli occhi e di benessere per lo spirito e allora, perché non prendere una “boccata d’ossigeno” dalla routine quotidiana immergendosi tra i capolavori della Johannesburg Art Gallery esposti in Villa Reale?

Le sessanta opere della mostra Da Monet a Bacon, provenienti dalla prestigiosa pinacoteca sudafricana, sono ospitate (fino al 2 luglio) negli eleganti appartamenti del Principe di Napoli e della Duchessa di Genova al secondo piano nobile della Reggia, già di per sé meravigliosa cornice artistica. Dipinti ad olio, acquerelli, litografie, disegni a pastello e a carboncino dei più importanti artisti del tempo si alternano in un percorso cronologico e tematico, documentando oltre un secolo di storia dell’arte contemporanea internazionale, dalla metà del XIX secolo al secondo Novecento. (altro…)

Teatro #2

“Il Teatro è per me come l’acqua per i pesci. Il mio teatro è sempre stato un teatro vivo, con il sipario aperto, oppure un teatro semivivo, con il sipario aperto senza il pubblico, durante la prova, oppure anche un teatro apparentemente morto, senza nessuno in sala: sono stato tanto tempo in sala a gustare il silenzio sublime del teatro. Il Teatro è un modo di amare le cose, il mondo, il nostro prossimo. Io non ho mai amato il teatro come fine a se stesso […]. Attraverso il teatro io penso tutto il resto […]. Ho creduto e ho vissuto per il momento fragile, insostituibile, della comunicazione teatrale.”

(Paolo Grassi)

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In foto: l’interno del Teatrino di Corte della Villa Reale di Monza, visto dal palcoscenico.

La lezione di pattinaggio

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Giuseppe De Nittis, La lezione di pattinaggio (The ice skating lesson). 1875 circa

“Sedetevi a osservare chi è in pista e domandatevi cosa vi sta raccontando” ha detto una volta in un’intervista la pattinatrice statunitense Michelle Kwan. Ed è quello che ho provato a fare anche io qualche giorno fa, osservando La lezione di pattinaggio di Giuseppe De Nittis del 1875 circa.

Vissuto a lungo in Francia, De Nittis ne ha assorbito lo stile pittorico avvicinandosi molto all’impressionismo. In questo particolare dipinto sono perfettamente bilanciate le due caratteristiche per le quali divenne famoso: le suggestive vedute paesaggistiche e la raffinatezza delle figure femminili, qui decentrate seppure in primo piano. Come anticipa il titolo, le due giovani donne sono colte durante una lezione di pattinaggio e una delle due regge saldamente il braccio dell’altra. Entrambe indossano lunghe gonne, scialli pesanti, pellicciotti, guanti e morbidi cappellini secondo la moda dell’epoca. (altro…)

David Bowie is… here!

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David Bowie is è la mostra che racconta i mille volti di un artista che ha rivoluzionato il panorama musicale e visivo degli ultimi cinquant’anni con uno stile sempre innovativo eppure estremamente riconoscibile.

Ma chi era davvero David Robert Jones?
Difficile tentare di riassumere in poche righe le trasformazioni di un artista così camaleontico ed imprevedibile: Ziggy Stardust, Halloween Jack, The Thin White Duke e Nathan Adler, sono solo alcuni dei suoi numerosi alter ego creati (complice anche il suo fascino androgino) per poter reinventare di continuo la propria immagine. (altro…)