recensione

La grafica onirica di Chagall

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Avete in programma una passeggiata per il centro pedonale di Monza durante questi ultimi giorni di feste? Tra una compera e un dolcetto suggerisco una sosta culturale all’Arengario e ai Musei Civici per la mostra Marc Chagall: la grafica del sogno.
Allestita in due differenti sedi ospita oltre 300 acqueforti che riproducono in toto i tre cicli grafici più importanti realizzati dall’artista russo, considerati ormai un corpus inscindibile: “Le Anime Morte” tratte dal romanzo di Gogol’, “Le Favole” di La Fontaine e “La Bibbia“.

Per quanto riguarda la tecnica e i simbolismi di Chagall potete trovare informazioni approfondite in un mio precedente post. I disegni esposti in questa mostra sono invece l’occasione per scoprire uno Chagall atipico, lontano da quelle pennellate espressioniste e dalle macchie di colore che lo rendono immediatamente riconoscibile. In questo caso la forza e la vivacità dei pigmenti fanno posto ad un’elegante – e quasi straniante – alternanza di bianchi e neri. (altro…)

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Bellissima

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L’alta moda in Italia non poteva avere cornice più elegante. Le ricche sale della Villa Reale di Monza, infatti, ospitano la mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968. Per gli appassionati è sicuramente un’occasione d’oro per poter vedere da vicino alcuni degli abiti che hanno fatto la storia dell’alta moda italiana dal dopoguerra alla fine degli anni Sessanta, in un’epoca di crescita e grande fermento creativo.

Passeggiando per le sale e le gallerie della Reggia si rimane incantati dalla ricchezza e dalla varietà degli abiti esposti: creazioni originali e moderne che rispecchiano  le tendenze e gli stili in voga in quegli anni, testimoniando lo stretto legame degli stilisti con il mondo dell’arte e del grande cinema italiano. Dagli abiti pensati per le dive di quella iconica Hollywood sul Tevere magistralmente fatta rivivere nei film di Fellini, Rossellini e Antonioni, fino alle sperimentazioni più estreme, frutto di una sofisticata ricerca formale che poteva vantare la collaborazione con artisti figurativi del calibro di Fontana, Accardi, Burri, Campigli e Scheggi. (altro…)

Le sorelle Macaluso, vita e morte in scena al Piccolo Teatro

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Difficile non perdersi in dissertazioni accademiche scrivendo di uno spettacolo che è stato argomento della mia tesi di laurea ma, al netto di ogni pedanteria, vorrei riuscire a portarvi a teatro per godere di uno spettacolo che torna al Piccolo di Milano dopo aver entusiasmato critica e pubblico la scorsa stagione.

Emma Dante si presenta oggi come una delle registe e drammaturghe più innovative e interessanti del panorama italiano e internazionale. L’uso del dialetto, un’attenzione pressoché esclusiva al gesto corporeo degli attori e la compresenza di vita e morte in scena, Kantor docet, sono la cifra stilistica delle sue regie.
Palermitana per nascita ha da sempre costruito i suoi spettacoli attingendo alla lingua e al folklore della sua terra, dando voce alle figure più emarginate e ai disagi ancora presenti nel Sud Italia. Nonostante l’apparente “provincialismo” il suo è un teatro che riesce a raggiungere il cuore di un pubblico eterogeneo grazie ad una gestualità estremamente comunicativa e a tematiche universali, al punto che il calendario delle prossime repliche comprende quasi esclusivamente date estere.

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Odyssey, Robert Wilson torna al Piccolo di Milano

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A due anni dal debutto italiano al Piccolo Teatro e in occasione degli eventi per Expo 2015, Robert Wilson torna a Milano con il suo originalissimo spettacolo Odyssey, in cartellone questo mese al Teatro Strehler dal 6 al 31 ottobre.

L’Odissea ricreata dalla mente del geniale regista americano nasce come una coproduzione tra il Piccolo Teatro di Milano e il National Theatre of Greece di Atene, che aveva ospitato la prima mondiale dello spettacolo nell’ottobre del 2012. Un progetto di cooperazione internazionale che, non a caso, aveva visto la luce in un momento storico delicato per entrambi i Paesi coinvolti e che ancora oggi mira ad indicare nell’Arte una delle possibili vie per la soluzione di una crisi che è morale e sociale, prima che economica.

“Le sole cose che restano sono i classici” spiega Wilson, e forse non si sbaglia.
L’antico e il moderno, l’epos e l’attualità qui si intrecciano in un meraviglioso gioco di luci, musiche e colori, rivelando l’attualità di un mito “senza tempo”.
Ulisse infatti, con la sua natura poliedrica e la smisurata ansia di conoscenza, è simbolo di una condizione propria di ogni essere umano. Ed è così che il “folle volo” descritto da Dante si trasforma – per mano di Wilson –  in un meraviglioso viaggio alla riscoperta della propria identità culturale, un viaggio che, pur caricandosi di una consapevolezza ancestrale, risulta allo stesso tempo alleggerito da una rappresentazione lieve, ironica, quasi fiabesca. (altro…)

La metafisica di de Chirico alla Villa Reale

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“A un pittore e a un artista in genere la fantasia, più che a immaginare il non visto, serve a trasformare ciò che vede.” (G. de Chirico, 1924)

Nel cuore della Brianza, all’interno dell’antico Serrone della Villa Reale di Monza, è possibile visitare la mostra Giorgio de Chirico e l’oggetto misterioso, che, attraverso la selezione di una trentina di opere, illustra l’originale concezione artistica di una delle figure di spicco del panorama italiano del Novecento.

Nato in Grecia da genitori italiani, de Chirico insieme al fratello Alberto Savinio (pseudonimo di Andrea de Chirico) è l’esponente principale della pittura “metafisica”, corrente artistica nata attorno al 1910 per indagare e rappresentare il mistero che si cela dietro l’apparenza fisica. Secondo de Chirico, infatti, la realtà si presenta in modo sconnesso e incompressibile ed ogni cosa ha in sé due aspetti: uno immediato, fisico che possono vedere tutti ed uno spettrale, metafisico che può essere svelato dall’artista come una “collana di ricordi che si allacciano l’un l’altro” e che grazie alla fantasia e al proprio vissuto riesce a dare un senso a ciò che si vede. (altro…)

Mi dilungo ma è Chagall

Quando si pensa a Chagall i ricordi volano immediatamente ad immagini appartenenti ad un mondo da fiaba: figure fluttuanti come prive di peso, immagini romantiche di spose longilinee ed eteree, esplosione di colori provenienti da ricchi bouquet di fiori, visioni oniriche di animali volanti (mucche-capre e uomini-gallo, chiari alter ego dell’artista), simboli legati all’infanzia e alla tradizione popolare russa, il tutto attraverso una pittura dalle linee semplici che si farà via via più sfaldata e priva di forma col passare degli anni.

La mostra Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985, allestita in questi mesi a Palazzo RealeMilano, si propone come la più grande retrospettiva mai dedicata in Italia al pittore di Vitebsk, nato in Russia e naturalizzato francese.
Amore, fiaba e tradizione popolare si intrecciano in un percorso di oltre 200 opere che accompagna la sua intera produzione artistica: dagli anni del primo quadro, Le petit salon, realizzato a San Pietroburgo nel 1908 ai soggiorni parigini prima della Grande Guerra; dal rientro in Russia nel ’14 al successivo viaggio a Parigi a cavallo tra le due guerre, concludendo con la fuga in America negli anni ’40 e con le monumentali opere degli ultimi anni realizzate nel sud della Francia, terra a lui carissima. (altro…)

Matthew Bourne’s Swan Lake: l’incanto del Cigno

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Tchaikovsky. La magia della danza. Ballerini dalle sembianze di meravigliosi cigni.
Il pluripremiato Matthew Bourne’s Swan Lake è tornato in Italia in un’unica tappa milanese dal 13 al 23 novembre. Lo spettacolo aveva già calcato il palco del Teatro degli Arcimboldi nel 2010 e, dopo quattro anni, è stata l’occasione perfetta per ammirare questa meravigliosa rivisitazione del celebre balletto classico (QUI un video di presentazione).
Il Lago dei Cigni di Bourne è un’opera anticonvenzionale, irriverente, passionale, coinvolgente, dal forte impatto scenico ed emotivo. Uno spettacolo che vanta un successo ventennale in tutto il mondo, strabiliante se si pensa che la prima rappresentazione risale al 9 novembre 1995 presso il Sadler’s Wells Theatre di Londra, con Scott Ambler nelle vesti del Principe e un magistrale Adam Cooper – primo interprete del Cigno – che cinque anni dopo impersonò Billy Elliot nell’indimenticabile scena finale. (altro…)